Psicologa per i disturbi del comportamento alimentare

Sono la Dottoressa Eleonora Picoco, psicologa e specializzanda in psicoterapia, e in questa pagina vi parlerò dei problemi legati ai disturbi alimentari. Troverete l’analisi del disturbo,il mio approccio teorico e la possibilità di prenotare una visita nel mio studio a Tricase (Lecce) o a Brindisi.

Nella mia attività di consulenza clinica ho conosciuto persone che presentavano difficoltà e disagi legati ai disturbi del comportamento alimentare e ho avuto modo di riflettere su alcuni aspetti.

Cause sociali e psicologiche dei disturbi alimentari

I media ci raccontano da tempo che un corpo magro, anche eccessivamente magro, è sinonimo di benessere, salute e migliore qualità della vita, non considerando quanto possa costare mantenere questo status in termini di autodisciplina, forza di volontà e sacrifici.

Credo che nel tempo siano cambiate alcune cose: anche in passerella e nelle pubblicità si vedono donne lievemente più formose rispetto al passato. Dal punto di vista psicologico, il lavoro da fare ha come obiettivo un rafforzamento massiccio dell’Io, per permettere alle ragazze di credere in se stesse, nelle loro capacità e nella loro bellezza, che va oltre l’aspetto fisico.

Dietro al corpo come “contenitore esterno”, infatti, c’è la persona con i suoi tratti emotivi, caratteriali, con le sue emozioni, paure e i suoi sogni che il corpo contiene ma non identifica.

Anoressia e bulimia nervose

L’anoressia e la bulimia nervose dipendono da cause strettamente psicologiche: in entrambi i casi l’immagine e la percezione del proprio corpo è distorta e l’autostima e il senso di autoefficacia personale sono legate alla forma corporea in misura eccessiva.

Nel primo caso, l’attenzione e l’interesse della persona si orientano alla cura sproporzionata dell’aspetto fisico, alla preoccupazione ossessionante di ingrassare, all’evitamento meticoloso di tutte le occasioni di contatto sociale che possano includere momenti di condivisione alimentare. Come se non bastasse, la persona comincia a digiunare, a saltare i pasti o a impegnarsi in attività fisiche estenuanti pur di mantenere il proprio peso al di sotto dei livelli adeguati.

Nel secondo caso si verificano abbuffate ricorrenti di cibo, soprattutto di nascosto e nei momenti di stress o ansia: per compensare ed evitare che gli altri se ne accorgano, la persona che soffre di bulimia può ricorrere a dosi eccessive di lassativi e diuretici o può arrivare a indursi il vomito più volte al giorno.

Anoressia e bulimia nervosa nelle donne portano a un’alterazione del ciclo mestruale e il più delle volte alla scomparsa delle mestruazioni anche per diversi mesi.

Quello che colpisce di più in entrambi i casi è la paura costante di perdere il controllo della situazione e del peso: per paura di ingrassare, la persona che soffre di anoressia non mangia, mentre la persona che soffre di bulimia ricorre a comportamenti compensatori dopo le abbuffate, cioè dopo aver perso il controllo sul proprio corpo.

Ricerche e studi su questo argomento hanno evidenziato che il clima familiare nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza incide molto sulla probabilità di sviluppare tali disturbi alimentari: in alcune famiglie esiste un senso di coesione tale da non permettere alla persona di svilupparsi in maniera autonoma rispetto alle figure genitoriali, in particolar modo la madre che è la prima persona con cui i bambini si identificano e poi si differenziano nel corso dello sviluppo.

In un simile contesto familiare che blocca ogni tentativo della persona di rendersi autonoma e indipendente, l’unico modo, portato all’eccesso, di svincolarsi dai legami genitoriali asfissianti è esprimere il proprio disagio e malessere attraverso il corpo, il biglietto da visita che ogni persona usa per relazionarsi con il mondo circostante.

La cura della depressione e della bulimia

Sia con le pazienti anoressiche, sia con le pazienti bulimiche, è necessario un intervento congiunto sulla famiglia per comprendere al meglio le dinamiche sviluppate al suo interno, dinamiche che hanno trasformato la persona sofferente di anoressia o di bulimia in “ vittima designata” del contesto familiare.

Attraverso gli incontri di psicoterapia familiare si evidenziano quelle occasioni che nel corso della storia di ogni famiglia hanno disconfermato ogni tentativo di autonomia della persona e l’hanno portata ad adottare come unica valvola di sfogo la rinuncia massiccia o il ricorso smodato al cibo, dandole la possibilità di migliorare o in alcuni casi di ricostruire la comunicazione con i genitori, di poter esprimere il proprio punto di vista, le proprie necessità e bisogni anche quando questi non coincidono con i loro.

Gruppi di auto-aiuto

Accanto a questi interventi, consiglio di seguire un percorso di terapia personale per analizzare e riconoscere le proprie dinamiche interne al momento di ogni azione, quale emozioni entrano in gioco quando è necessario affrontare un evento esterno e come queste devono essere riconosciute e codificate in sé e negli altri, rimodulando pensieri, convinzioni e opinioni disfunzionali che ogni persona struttura nel corso della vita.

Sempre più spesso si segue un percorso di psicoterapia all’interno di un gruppo: ai gruppi di auto-aiuto partecipano persone accomunate dallo stesso disturbo che, supportate e portate alla riflessione da uno psicologo/psicoterapeuta, hanno l’opportunità di mettere in luce i propri punti di debolezza, assorbiti dal gruppo, e di puntare sulle proprie risorse interne che diventano punti di forza degli altri.

Condividere la propria esperienza con chi soffre dello stesso disturbo è sinonimo di comprensione e sostegno: non esiste né il giudizio né la critica, solo il sostegno dell’altro come forma di contenimento delle proprie emozioni negative.

Il fine è comprendere che l’autostima, il senso di autoefficacia e il proprio valore come persona non sono legati in maniera indissolubile alla forma del proprio corpo, ma che è quello che il corpo racchiude a rendere ogni persona unica e irripetibile.

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