Psicologa per l’adolescenza, rapporto genitori-figli

Sono la Dottoressa Eleonora Picoco, psicologa e specializzanda in psicoterapia, e mi occupo di aiutare i genitori nella gestione del rapporto con i figli adolescenti. Grazie alla mia attività nelle scuole e al lavoro di consulenza con gli adolescenti, ho avuto modo di comprendere come in questa fascia di età avvengano cambiamenti importanti, che coinvolgono diverse sfere personali.

Ai cambiamenti fisici evidenti si affiancano quelli psicologici, il più delle volte incomprensibili dai ragazzi e dai loro genitori.

Il pensiero cambia

Sul piano del funzionamento mentale, queste evoluzioni portano al cambiamento del tipo di pensiero dell’adolescente: si passa cioè dal pensiero concreto o infantile della fanciullezza al pensiero astratto proprio della mentalità adulta.

Questo tipo di pensiero, definito ipotetico-deduttivo, tiene conto non solo delle situazioni o degli avvenimenti direttamente percepibili, ma anche di situazioni o avvenimenti possibili: il significato di un evento per l’intelligenza astratta sta anche in quello che poteva essere e non è stato e nel risultato che si sarebbe potuto raggiungere.

Lo sviluppo intellettuale dell’adolescente lo porta ad avvertire l’esigenza della dimostrazione, del controllo, a elaborare personalmente i dati sui quali fondare le proprie convinzioni, guardando al possibile e al futuro.

Questo nuovo modo di porsi del ragazzo fa sorgere conflitti inevitabili, osservati di frequente tra genitori e figli.

Io e loro: adolescenti e genitori

Ogni ragazzo mette in discussione e rivaluta in chiave personale norme, regole, insegnamenti e prescrizioni dei genitori, con lo scopo di emanciparsi e rendersi autonomo, assumendo una sua identità precisa, conservando comunque dentro di sé quello che ha interiorizzato fino a quel momento.

Se è vero che sul piano cosciente l’oggetto familiare è sottovalutato, sul piano inconscio l’attaccamento sopravvive e accanto all’investimento emotivo in oggetti extrafamiliari come amici e coetanei, si combinano incosciamente diffidenze e timori.

Una relazione matura

Saper accettare un figlio che entra nell’adolescenza significa, per chi l’ha cresciuto fino a quel momento, riuscire anche a riconoscere serenamente i suoi bisogni.

I genitori dovrebbero maturare un atteggiamento di attesa che permetta loro una maggiore disponibilità e fiducia verso l’adolescente anche dopo eventuali momenti tumultuosi.

Il superamento in positivo del legame di dipendenza dalle figure genitoriali avviene quando il Super-Io, la parte dell’organizzazione mentale che contiene le regole, le norme e gli insegnamenti genitoriali appresi nell’infanzia e che spinge continuamente l’individuo a fare i conti con esso, si trasforma da mortificante in benevolo.

Tollerando il lutto per la separazione tramite l’investimento in oggetti terzi e in linea con l’approccio socio-costruttivista, si può riassumere che “proprio perché il legame funziona, io ti perdo: se non funzionasse io sarei legato in maniera assolutizzata e fusionale”.

Il cambiamento psicologico e l’adattamento si basa sull’amare a sufficienza i propri oggetti parentali e sull’avere la forza di separarsene: per i figli significa comprendere che i genitori non sono onnipotenti né onniscenti come creduto durante l’infanzia, e ricostruire il legame con loro su basi nuove in cui l’oggetto amato si può anche criticare senza avere paura di perderlo.

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